Sono nata in Vojvodina, una regione a nord della Serbia, sono cresciuta in
Bosnia e mi sono laureata in letteratura a Belgrado, dove sono rimasta finché
la situazione non è più stata sopportabile ma è diventata asfissiante, prima di
tutto dal punto di vista mentale e intellettuale.
Avevo una piccola casa editrice e una libreria- con-mescita
(caffè, bibite e vini) dove gli avventori potevano leggere i giornali,
incontrarsi a chiacchierare per ore di libri o, seduti in un angolo,
fingersi impegnati a riflettere su come rifare il mondo mentre in
realtà ascoltavano musica.
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Il primo libro che ho pubblicato, nel 1990, è questo che di mani
parla e che tra le mani avete adesso. Ora posatelo e guardatevi la mano
sinistra: in essa è scritto quanto avete ricevuto in eredità dai vostri
genitori, e loro dai propri, su, su fino a risalire ad Adamo ed Eva. Pensate
per un attimo ad altro, oppure chiudete gli occhi, poi passate a guardarvi
la destra: rappresenta ciò che siete riusciti a combinare con quella eredità.
Nelle pagine seguenti, troverete soltanto la sinistra (ricavata da un
manoscritto del Cinquecento) ma la lettura vale comunque per entrambe
le mani.
I disegni sullo sfondo, dietro a quei palmi aperti e fiduciosi,
provengono da varie culture, mediterranee e non, da tappezzerie, miniature,
particolari di quadri. Non vorrei tediarvi con le fonti esatte ma se v'interessano,
potete scrivermi presso la casa editrice, e sarò felicissima di fornirvele,
e magari di disquisire con voi sulla potenza delle decorazioni e degli
oggetti, per fare come Mallarmé, quando scriveva da solo un'intera rivista
di moda femminile.
Un'ultima nota, per pagare un
debito di gratitudine. All'inizio degli anni '80, perfino a Belgrado
si guardava al libero mercato. Mi venne in mente di fondare una casa
editrice e volevo inaugurarne il suo catalogo in grande stile, cioè
in maniera adeguata alle mie ambizioni, ma anche alle mie scarse risorse
finanziarie. Per prima cosa, decisi di cambiare la disposizione dei
mobili di casa, il resto sarebbe venuto dopo. All'epoca, condividevo
il mio spazio di lavoro e di vita con una magnifica femmina di levriero
russo.
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Felice della confusione e dell'avventura che si preparava, correva
allegramente per le stanze quando all'improvviso fece cadere una montagna
di libri, manoscritti, appunti che risalivano al tempo in cui frequentavo
l'università. Presa dalla vergogna per il guaio che aveva combinato si immobilizzo
in cima al mucchio di carte sparse.
Teneva una zampa appoggiata sul primo foglio di un quaderno di appunti
dove era scritto: "LEGGERE LA MANO".
Ecco, mancava soltanto il tocco di quella zampa perché il libro venisse
alla luce e inaugurasse il mio catalogo. Per un capriccio del destino i
diritti d'autore spettano quindi a lei, che aveva preso il nome da una bellissima
ebrea, protagonista di uno dei quattro romanzi del Quartetto di Alessandria
di Lawrence Durrell. Uscita nella vita da un libro, ha terminato il proprio
viaggio entrando in un altro. Si chiamava...
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