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Le notizie dal futuro   

IL CORRIERE DEL PROFETA
- Le notizie dal futuro -

“Il fumo che verra'… il papa che vorrei…”

Il fornareto


A volte mi sembra di essermi svegliata in un tempo remoto, in una provincia del tempo lontana, impalpabile, dimenticata dagli uomini che non sono più capaci di coglierne l'essenza più profonda. Si tratta di una realtà virtuale, tanto per usare un'espressione moderna, una dimensione che soltanto uno spirito che abbia voglia di essere attento può percepire. Ed è in questo spazio sottile che s'innestano le radici del bene e del male; in questo non-luogo dove ha origine tutto quello che può rendere l'esistenza di un essere umano infernale o paradisiaca. Ed è compito di chi ha avuto modo di entrare in questo spazio privilegiato di aiutare coloro che invece non vedono e continuano a non vedere, senza sapere che la via d'uscita è a porta di mano. Di tutti.

Il cammino verso una maggiore consapevolezza può essere intrapreso da ognuno di voi, basta applicarsi e aver voglia di cambiare. Sono molte le cose che portano alla buona riuscita di questo progetto. E una volta che avete messo in pratica alcuni insegnamenti, potrete accedere a una realtà nuova, molto più vasta, che contempla una quarta dimensione ricca di sorprese inimmaginabili che potranno migliorare di molto la vostra vita. Il “trucco”, se così vogliamo chiamarlo, è nel percepire quel momento particolare in cui si è “vivi e morti” nello stesso tempo. Cosa vuol dire tutto questo, vi state domandando. La cosa è molto più semplice di quanto non appaia: si tratta di vivere ogni istante della propria vita in uno stato di coscienza (presenza, cioè “essere” nelle cose) e nello stesso tempo perdere di vista se stessi.

So quello che state per dirmi. “Non riesco a capire come devo fare. Come faccio a vivere queste due dimensioni di coscienza contemporaneamente?”. In effetti la sensazione della realtà virtuale, cioè quella di dimenticare se stessi, svanisce presto, dando la sensazione di trovarsi in un qualche cosa di non umano, ma non per questo meno probabile.

“Mi lamento di non essermi concentrata(o) abbastanza ad entrare nella dimensione giusta”, è la domanda ricorrente. In effetti non è semplice rendersi conto della natura di ciò che sta sopra di noi che poi è anche quello che sta sotto. Ciò che sta là sta anche di qua e viceversa.

Per spiegarvi meglio vi farò un esempio. Immaginatevi di trovarvi in una stazione ferroviaria con due grandi monitor. Su uno si legge l'orario di un treno in arrivo e sull'altro di uno in partenza. Entrambi i treni hanno un numero d'identificazione. Il punto è che sul monitor degli arrivi è segnalato il treno che sta per giungere in stazione; su quell'altro, il monitor delle partenze, lo stesso treno viene dato in partenza dopo il suo arrivo in stazione. Quello che voglio dirvi è che il treno si trova allo stesso tempo in due diverse collocazioni temporali diverse.

Questo esempio vi serve per capire la contemporaneità della natura, dove la stessa cosa sembra diversa perchè si esprime in modo diverso.

Di cosa parlo, vi chiederete ancora una volta. Parlo dell'uomo, inteso come essere umano, dunque uomo e donna al tempo stesso; uomo e donna, due entità diverse, ma sempre facenti parte di un'unica categoria, l'essere umano.

Perché vi dico tutto questo? Perché tali considerazioni implicano un nuovo modo di ragionare e ci permettono di vedere la nostra vera e unica natura: maschi o femmine, ma prima di tutto esseri umani, persone.

So che a nessuno viene spontaneo pensare in questo modo. Ma per riuscire dobbiamo abbandonare le vecchie abitudini e cercare di esser pià sponatei e naturali.

Dobbiamo prima capire che la grammatica vitale così come la conosciamo oggi non corrisponde alle nostre esigenze.

Io, Tu, Lui, Lei… ma quando mai?

Io, tu, noi. Ecco come si fa!

E come quando si parla del nuovo Papa. Abbiamo spesso sentito dire: “Vogliamo che sia italiano”. Ma cosa significa una frase del genere? Certo, è ovvio che il Santo Padre possa essere italiano, ma prima di tutto dovrà essere un cattolico.

Se vi dicessi che in un'altra dimensione il Papa avrebbe potuto essere uomo, donna, cattolico o ortodosso vi verrebbe un colpo. E in un caso simile non avreste mai pensato se fosse stato italiano o meno. Ma non è mia intenzione farvi prendere un colpo.

Ma se non avete dei pregiudizi, il colpo non vi verrà. In caso contrario, ci vuole tanto lavoro in diverse direzioni e molto amore verso il prossimo.

Credo che Papa Giovanni Paolo II in qualche modo ha preanunciato questi tempi, ma sono pochi a vederlo adesso.

Mai più la guerra , disse! Dopo aver superato i propri pregiudizi, ha capito che la guerra non porta né la soluzione né il Bene.

Dal male non nascerà mai il Bene!

Credo che il Santo Padre abbia perfetamente capito che il capitalismo selvaggio non non potrà mai essere il futuro dell'umanità.

Ha confermato che gli ebrei sono fratelli maggiori dei cristiani.

Ha capito che bisogna avere intesa con altre confessioni.

Ha portato il mistero nella fede di oggi, la fiducia nei giovani e nell'essere umano, non importa il colore della pelle la lingua in cui si esprime.

Qui tocchiamo il nocciolo della questione. Non si potrà più dire quello che dalle mie parti (cristiani ortodossi) si sentiva spesso: che la chiesa cattolica non sceglie i mezzi pur di riuscire a batezzare maggior numero di persone in fede cattolica. Che ha contribuito alla cattiva soluzione del conflitto nei Balcani.

Questa è la mia interpretazione personale. Dopo le vicende dei Balcani, il Santo Padre deve aver capito che mettendo prima dell'uomo “il cattolico” avrebbe contribuito a fomentare la guerra.

Mettendo al primo posto l'uomo cosa si ottiene?

La speranza, cari amici miei.

La speranza che si poteva fare una divisione in pace.

Credo che là, nei Balcani, il Pontefice abbia capito che un giorno cattolici e ortodossi dovranno convivere uniti. Ma molta acqua deve ancora scorrere sotto i ponti.

Quel tempo non è ancora arrivato. E se vogliamo che arrivi, dobbiamo prima salvaguardare ciò che abbiamo regolarmente tralasciato come meno importante: L'uomo.

Perche l'uomo sta prima di tutto!

Credo che Papa Giovanni Paolo II abbia capito tutto questo e si è messo in viaggio per dirlo di persona a tutti noi. Ed è andato lui, di persona, a cercare e chiamare i suoi fedeli. E la gente ha risposto. Sopratutto giovani.

Ecco quello che cercheranno i cardinali elettori. Sopratutto un uomo, un cattolico, non importa il paese di provenienza.

Uomo, Cristiano, Cattolico, perché la fede cristiana va contemplata oggi per il futuro: dove Uomo, Cristiano, Cattolico, Ortodosso, Italiano, bianco o nero potra essere Papa. Intesa.

Cosa è importante in questa riflessione? Che il nuovo Papa non riconosca la guerra come “linguaggio”, né come “male inevitabile”, perché la Guerra è il male ed è inaccettabile sotto tutti i punti di vista. Questo vuol dire intendere l'esistenza della speranza sempre e comunque. Fiducia nell'essere umano! Intesa vuol dire sempre la soluzione.

Dopo Giovanni Paolo II vedremo se la Chiesa cattolica potrà mai dire di una guerra “Guerra giusta” o una “Guerra preventiva” o come lo propone la politica di oggi: una “Guerra per importare la democrazia”.

Si legge tutto questo nei giornali di oggi, perhé questa è la nostra realtà; è come se fosse una cosa “normale”, “si fa la politica”, mentre a Dio “ci penseranno i preti” e si lasciano morire di fame e di miseria inumerevoli esseri umani, sopratutto bambini.

Ma quel mondo sviluppato (capitalista) e tanto democratico (da credersi capace di importare la democrazia come un prodotto qualsiasi, prendendo in cambio pertolio, per esempio) e credente di chissà quale Dio, ha sfruttato prima e per bene l'habitat e le richezze naturali di quella pevera gente, riducendola in miseria. Ma non finisce lì. Ci sono diverse varianti sul tema. Basta aprire i giornali.

Dopo Giovanni Paolo II, Madre Teresa e Padre Pio, dove volete che vada la Chiesa cattolica e il nuovo Papa?

Verso Uomo. Quello senza articolo: come “Dio”!

Verso l'intesa.

E l'intesa c'è sempre per coloro che si rendono capaci di vedere l'altro.

Cosa vuol dire? Che non si può rimanere ancorati all'egoismo del mondo attuale, basato sul materialismo, sulla dottrina capitalista, dove regna il denaro e non Dio attraverso la sua creazione dell'essere umano. Che potere c'è nell'avere.

Quando uno zio di mia nonna, un grande veggente che avevamo in famiglia, le disse un giorno: “Janja, vuoi che ti dico quando morirai?” Lei rifiutò. Ma lui le mise in guardia: “Preparati!”.

E lei, sapendo che zio Vajan, cosi lo chiamavamo tutti, non si sbagliava, chiamò tutti noi famigliari. Ai suoi figli disse: “Sapete tutti che io sono credente. Quando morirò, e a quanto pare Vajan dice che manca poco, voglio essere sepolta con il rito cristiano, fuori dal cimitero e voglio essere accompagnata da tutti voi miei figli”.

E diede precise indicazioni per il posto, vicino la strada sterrata, che portava verso la strada regionale tra Bosanski Petrovac e Bihac. E chiese che prima doveva andarci il prete, poi lei e poi tutti i suoi figli e noi figli loro, se potevamo. “Io vi ho fatti e siete stati tutti comunisti. Vi ho mai detto qualcosa contro le vostre convinzioni? No! Ora è arrivato il momento in cui voi, accompagnandomi al mio riposo eterno, contemplerete la mia fede e quello che sono stata. Poi fate ciò che volete”.

Morì tre mesi dopo, col sorriso sulle labbra. Fu sepolta dove aveva chiesto in modo che potesse guardare i vivi. Chiese che sulla sua tomba ci fosse sempre un litro della migliore grappa e qualche bicchiere per i passanti che desideravano fermarsi e farle compagnia per un po'. Tutto si svolse come aveva voluto.

Quando dopo gli anni di pace ci fu la famosa “tempesta” in cui l'esercito croato aiutato da quello americano caccIò dal loro focolare i serbi, se ne andò per sempre anche mio nonno, finendo la sua fuga in un vilaggio sconosciuto della Bosnia centrale e morì lontano dalla sua sposa e dal letto che doveva essere per l'eternità.

Per amore di mia nonna era tornato da Parigi e nonostante fosse più piccolo di lei di statura, biondo con gli occhi grigi, passò tutta la sua vita con lei innamorato su una montagna della Bosnia occidentale.

La pace li ha uniti per la vita, la guerra li ha divisi per l'eternità.

Noi dell'Est abbiamo preservato qualcosa che l'Occidente non ricorda più. Che non gli importa più.

Io sono nata jugoslava, dunque europea, cresciuta in Bosnia centrale con diverse etnie e diverse fedi. Con il latte di mia madre ho preso l'amore verso tutto quello che è diverso da me, acettandolo come mio. Grazie a questa condizione vantaggiosa (non la chiamo volutamente un'esperienza, perché mi è stata regalata da mia madre), sono riuscita ad integrarmi bene in Italia.

Se sono stata capace di cogliere l'importanza di Giovanni Paolo II e della sua missione in nome di Cristo, vuol dire che lui ha saputo trasmetterlo, che ha avuto un qualcosa in più portato dall'Est.

Ha trasmesso il mistero aprendo le porte verso Dio; porte sempre più chiuse grazie alle guerre e alla follia degli uomini. Così ha reso possible la svolta.

Il mondo odierno, che non fa altro che giudicare, pretendere, imporre le proprie presunzioni e pregiudizi, ha trovato un Papa che ha saputo guardare e ha potuto vedere, accettare, seguire, dare, superando diversi ostacoli sul suo cammino.

E non c'è da stupirsi se la mano della Madre ha deviato la linea del destino che il Padre aveva tracciato per lui: da destino di un martire in destino di uno che unisce.

Ecco perché non ha potuto legittimare la guerra in Iraq.

Fu lui stesso il testimone di questo desiderio di Dio di superare ogni tipo di incomprensione, anche quando fu sul punto di togliergli la vita.

Dio parla agli uomini.

Ma chi c'è più sordo di chi non vuole sentire?

Pace e amore. Non ci serve niente di più in questo momento.

Ma come si fa?

Dio fa vedere agli uomini la strada, ma gli uomini non guardano o guardano altrove.

Come insegnare agli uomini di rinunciare all'egoismo? Di saper vedere l'altro?

Bisogna spiegare agli uomini che senza la capacità di vedere l'altro non si può essere autnetici. E che l'Avere non sostituirà mai l'Essere.

Di che cosa parlo? Parlo di quando feci un giro intorno al laghetto di parco Forlanini con la mia amica Marina. Lì, mentre parlavo proprio di egoismo, lei mi chiese cosa intendevo dire. In quel momento vidi un uomo che seguiva il figlioletto nei suoi primi passi indipendenti. Il bimbo, attratto da una papera e dai suoi piccolini, li stava rincorrendo con la papera che cercava in tutti i modi di proteggerli. Cosa fece l'uomo?

Grido al suo piccolo: “Non andare là (vicino l'acqua), potresti sporcarti e poi dovrò pulirti!”

Ripensando a quella situazione mi chiedo: ma è possible che un padre non abbia potuto trasmettere al proprio figlio la capacità di vedere l'altro e rispettarlo?

Le altre vite? Non contavano nulla.

E domani quell piccolo diventerà un uomo?

No.

Non si diventa uomini in quel modo!

Non si diventa nulla di importante in quel modo.

E' già qualcosa se non si diventi una nullità in quel modo.

E tutti noi sappiamo bene quanto fosse grande il desiderio dentro di noi di essere felici e sentirsi bene.

Ma se nessuno ci dà le basi e la nostra ricerca si protrarrà in eterno. Sulla nostra strada, male che vada, la papera e i paperotti finirano in padella, ma i nostri simili che fine faranno?

Cosa faremo di loro se i nostri insegnamenti sono quelli?

Uciderò mia madre e mio fratello e la comunità troverà il modo per recuperarmi? Che speranza grandiosa!

Uciderò mio figlio e la comunità non lo crederà possiblie?

Che pace grandiosa che ho trovato!

Che cosa ne sarà della mia anima?

Chi recupererà la mia anima?

Chi recupererà la vita che io ho osato, sono stata capace di togliere?

La mia comunità, la mia società lo sanno?

Da che disagio mi salverà la mia comunità, la mia società che non mi ha trasmesso che la vita è sacra e che nessuno detiene il diritto di toglierla?

Che diritto è lasciarmi morire di fame e di sete perchè io non posso parlare, non posso muovermi, non sembro capace di comunicare, o meglio dire, non sembro normale, non sembro come voi?

La mia sofferenza vi fa paura, vero?

La società sono io, sei tu, siamo noi!

Ci rendiamo conto, in luce di tutto questo, dopo Giovanni Paolo II e il suo operato, quanto fosse importante il nuovo Papa che verrà?

Non so chi sarà il nuovo Papa, ma posso dare il mio voto di fiducia al Cardinal Martini. Questo mio piccolissimo voto, insignificante, ma pur sempre esistente, vivo, non nasce dalla conoscenza degli altri cardinali e il loro operato, ma dalla conoscenza dell'operato di Martini. E' un voto pensato che non nasce dalla negazione della qualità e dell'operato degli altri, ma dalla conoscenza di quanto ha fatto uno di loro.

Qualcuno ha seminato e io ho raccolto.

Non vedo la differenza tra la chiesa cattolica e quella ortodossa nella loro essenza.

Non vedo la differenza tra maschio e femmina, ma riesco a vedere l'uomo.

Non nego la fede degli altri, la conosco, la incontro, la ammiro attraverso le sue diversità nella cultura, nella storia, nella bellezza della sua diversità.

Amo chi ha saputo trasmettermi il mistero della fede.

Per questo so che quello che sono, non si salva negando ciò che sono gli altri! Si arrichisce amandoli…

Era anche questo che mi ha insegnato la Jugoslavia di Tito. Quella società ha reso possiblili molte cose negative, ma ha reso possible anche questo.

Tanti ricordi frullano nella mia testa…

Sto tenendo in mano la Bibbia, scritta in cirillico, che apparteneva a un mio amico, oggi prete serbo ortodosso in Slovenia. Ricevette in dono questo libro nel 1968 dal Santo Sinodo e dalle mani del direttore della “Bogoslovija” di San Arsenie (“bogosloviti”, termine composta dalle parole “bog”, Dio, e “sloviti”, che significa “dire le parole”), scuola per i futuri preti a Sremski Karlovci.

Me lo ricordo come ieri. Vivevamo tutti a Belgrado e cantavamo nel coro della chiesa di “Vaznesenie” (Ascensione). Si diceva del nostro coro che era il più “svitato”, ma con delle voci più angeliche che abbia mai avuto la Chiesa ortodossa serba in tutta la sua storia.

Avevamo una soprano che quando cantava faceva vibrare i vetri della cupola in chiesa. Un basso, mio grande amico, che mi regalò il nastro con i canti dei monaci del Monte Athos, oggi monaco proprio lì.

E lui, il tenore, mio amico prete, lo portammo in Slovenia in una spiaggia naturista. La Slovenia aveva le spiagge migliori di questo tipo, ben atrezzate con dei supermercati dove potevi fare le compere complettamente nudo. Mi ricordo che era preoccupatissimo si come avrebbe reagito alla vista di tanti corpi nudi. Fu tutto normale. La naturalezza dell'uomo nudo non porta pensieri cattivi. So che nel frattempo lui si è felicemente sposato e vive e lavora come prete a Ljubljana.

Non eravamo svitati.

Eravamo solo liberi, liberi di essere.

E nella capella Sistina, dove nella nudità dei corpi Dio esprime la purezza e la bellezza dello spirito, 115 cardinali eleggeranno un Papa, grazie allo Spirito Santo, chiamato in loro aiuto.

E io, come tanti altri, sto aspettando, con la Bibbia in mano. Come si dice dalle mie parti: “Non a chi è detto, ma a chi è destinato”.

Il libro era stato dato in dono al mio amico, ma non so come, eccolo nelle mie mani.

La Bibbia che ha reso possible questo racconto, il Libro che oggi mi ricorda un altra storia, quella mia, vista da un “altro monitor”, in una “stazione” lontana dal mio Paese di origine.

Si, sono in viaggio. E da questo viaggio vi porterò le notize dal futuro. Credete che non sarà possibile? Abbiate fede.

Oggi, 18.04.2005.

Con fede. Vostro

Fornareto

 



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